Formaggi, guerra all’export

In una situazione economica caratterizzata da forti spinte all’innovazione e da un’estrema precarietà, il protezionismo assume un fascino particolare, per i governi di molti paesi. E così, anche i formaggi italiani finiscono nella bufera scatenata dall’introduzione di nuove tasse e dazi.

In questo caso ad essere accusata di protezionismo è l’Unione Europea: i produttori di formaggio americani chiedono al presidente degli Stati Uniti di bloccare le importazioni dei derivati del latte, dai paesi europei.

Il motivo: ritengono un danno per il mercato, molti dei prodotti del Vecchio Continente che si fregiano del marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta). In realtà, se si va ad analizzare la “protesta” nelle sue motivazioni, si scopre che ad inoltrare alla presidenza degli Usa, la richiesta di blocco delle importazioni dei formaggi europei, sono i proprietari di quelle aziende che commercializzano, anche con successo, imitazioni delle nostre eccellenze (il parmesan e il gambonzola, per esempio).

Secondo gli animatori della protesta americana dunque, formaggi e salumi contraffatti dovrebbero avere lo stesso valore degli originali, o meglio dovrebbero contendere a questi ultimi il mercato, ad armi pari.

La parità non può esserci tuttavia tra formaggi differenti per qualità, ottenuti con procedimenti diversi, in luoghi di lavorazione lontani tra loro e con caratteristiche spesso opposte, per non parlare delle materie prime.

Assolatte infatti è partita al contrattacco: i produttori di formaggi italiani seguono dei disciplinari piuttosto rigidi, i nomi degli stessi prodotti richiamano l’origine delle materie prime, mentre i corrispettivi americani sono delle semplici imitazioni.

Parecchi dei nostri formaggi tipici sono nel mirino di competitor con pochi scrupoli già da diversi anni. L’elenco dei cibi che hanno già subito un crollo delle esportazioni oltreoceano, a causa della commercializzazione “pirata” dei loro omologhi è già piuttosto lungo: pecorino, asiago, fontina, mozzarella di bufala campana e taleggio, per restare nell’ambito lattiero caseario. Una lista che ora rischia di allungarsi.


Fonte: Efa News

Scritto da Redazione ProDiGus

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