“Fast food” pompeiani

Avete mai sentito parlare dei thermopolia? Erano l’equivalente dei moderni fast food ai tempi di Pompei! Luoghi in cui era possibile trovare cibo pronto, adatto soprattutto al consumo da parte delle classi meno agiate, le quali spesso non possedevano una vera cucina tra le proprie mura domestiche. 

Ebbene, tra le sole antiche rovine pompeiane, ne sono stati trovati oltre ottanta. Una notizia confermata dallo Smithsonian Magazine, che ha raccolto anche le immagini di repertorio pubblicate su Instagram dallo stesso direttore degli scavi. Fotografie nelle quali è possibile ammirare le magnifiche decorazioni del termopolio del Regio V, zona soggetta a scavi e al momento ancora chiusa al pubblico.

Nello specifico, tra le immagini è possibile scorgere anche la rappresentazione di un’attività commerciale, che potrebbe aver avuto proprio la funzione di insegna, per indicare l’ingresso in un locale adibito alla somministrazione di cibi e bevande. 

I termopoli sono stati ritrovati in realtà un po’ in tutto l’impero romano antico, e hanno dimostrato ai poster il grande ingegno dei nostri avi. Il cibo infatti veniva conservato in vasi di terracotta (chiamati dolia) sistemati ordinatamente in lunghe file, e incastonati in banconi di marmo, i quali avevano la funzione di mantenere calde le pietanze e, al tempo stesso, erano un modo di mostrare nel modo più immediato possibile la propria offerta agli avventori. 

Questi locali erano molto frequentati: si stima che nell’antichità gli abitanti di Pompei vi si recassero almeno una volta al giorno. Ma al tempo stesso, la reputazione di questi locali era molto bassa, dal momento che erano frequentati per lo più da criminali, nonché da ubriachi (motivi, questi ultimi, per cui l’imperatore Claudio decise che fossero chiusi, nell’ottica di ristabilire l’ordine pubblico su più fronti). 

Ma cosa si mangiava nello specifico a quei tempi? Il pasto tipico partiva da una fetta di pane a cui accompagnare pesce sotto sale, formaggi, carni e legumi, il tutto sapientemente annaffiato con il garum (popolarissima salsa dell’antica Roma ottenuta dalla fermentazione del pesce sotto sale) ma soprattutto con un buon bicchiere di vino speziato.

Il ritrovamento di un vasto numero di termopoli dimostra quanto sia ancestrale l’esigenza per la civiltà umana di avere a disposizione cibo pronto, da gustare al volo e preferibilmente in compagnia: il ready-to-eat, dopotutto, non ha mai cambiato essenza attraverso i secoli.


Fonte: Il fatto alimentare

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