Ai-Tapas

Il futuro della ristorazione è negli algoritmi? Stando alle ultime sperimentazioni, le proposte culinarie elaborate da una macchina potranno essere fonte di ispirazione per gli chef. Combinazioni di ingredienti ed esplosioni di sapori, dunque, potrebbero un giorno non troppo lontano essere il frutto di una complicata elaborazione di dati da parte di un super computer, al ristorante come al supermercato.

Un centro di innovazione che si trova in Irlanda sta già lavorando su questa possibilità, e c’è anche chi ha assaggiato in anteprima uno dei piatti prodotti da un algoritmo. La macchina propone gli abbinamenti - per esempio barbabietola, citronella, zucca e caramello - e lo chef lavora sulle quantità, sulle modalità di miscelazione ed eventualmente sulle correzioni.

I piatti così creati sono stati definiti Ai-Tapas. Una volta “sfornati”, passano alla fase dell’assaggio da parte di chi si intende bene di sapori, e al tempo stesso ha capacità di intervento sul computer che contribuisce alla loro preparazione. In una fase successiva, le ricette ricevono l’ok per essere replicate.

La tecnologia non è un’estranea in cucina: chi non ha almeno un robot che impasta o taglia, in casa? Certo qui si assiste ad una vera e propria rivoluzione, perché a scendere in campo non sono più semplici macchine esecutrici ma veri e propri cervelloni elettronici. Un’intelligenza artificiale in grado di creare, come farebbe il più fantasioso degli chef, piatti assolutamente nuovi, sulla base di una quantità impressionante di dati, che comprendono anche le intolleranze alimentari e altri parametri di questo genere.

La differenza più evidente tra la macchina e lo chef in carne e ossa è che la prima è in grado di trovare soluzioni gastronomiche inedite, in tempi strettissimi. Pochi minuti e la nuova ricetta è pronta. Eppure, il cervellone con il grembiule ha sempre bisogno della mano del pasticcere o del cuoco, per stabilire le proporzioni degli ingredienti e non solo. Per essere programmato, per continuare a gestire il lavoro che gli è stato assegnato.

È il lui il frutto della mente umana, non il contrario. Anche se molta letteratura ha già più o meno legittimamente immaginato un mondo dove gli esseri umani si confonderanno con i robot e non sarà più possibile distinguere gli uni dagli altri. Forse sarà l’assaggio di un piatto a dare la risposta: un computer difficilmente potrà esprimere passione. Soprattutto quella che sta alla base del lavoro di ogni bravo chef, quella stessa passione che i buongustai sanno manifestare piuttosto bene.


Fonte: Wired

Scritto da Redazione ProDiGus

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