Libro di casa 1941

Libro di casa 1941, Editoriale Domus, Lire 15, Milano
Storia di A.Maria casalinga del 1941 

Usciamo dall'approccio tradizionale di questa rubrica per una ricostruzione storica, quasi una micro-storia - per usare il gergo degli specialisti - che permette di fare luce su usi e abitudini alimentari del primo anno di guerra e di ricostruire, grazie alla centralità del cibo, un profilo di donna, la sua condizione sociale e i suoi comportamenti

Il Libro di Casa era pubblicato ogni anno da una casa editrice colta e raffinata, nata a Milano nel 1929, che diventerà famosa soprattutto nel campo dell'architettura e del design. Il volumetto ha il formato di una agenda. Si apre con le foto di re e regine, principi e principesse e, immancabile, Benito Mussolini. Un necessario omaggio allo spirito dei tempi, ben sappiamo come le politiche riguardanti la famiglia costituissero uno dei cavalli di battaglia del regime fascista. 

Il libro è la versione moderna degli almanacchi, con una parte iniziale di rubriche e ricette per ogni giorno dell'anno. Una pubblicazione di successo come in una dedica "alle lettrici" in cui l'editore dichiara un milione e mezzo di copie vendute e ne descrive così sinteticamente il formato: "metà da leggere e metà da scrivere". Contiene delle pubblicità con foto in bianco e nero di prodotti di un certo rilievo come, ad esempio, del frigorifero Fiat, segno evidente del target medio alto di riferimento.

La parte più interessante, che qui prendiamo in considerazione, è l'agenda con gli spazi liberi in cui la "massaia", per usare la terminologia dei tempi, segnava gli acquisti, la spesa che faceva ogni giorno, tenendo un'attenta contabilità. 

Questa mia copia, pescata su di una bancarella a Porta Portese, ha nel frontespizio il nome scritto a penna di A.Maria Quarisa che nel lontano 1941 si intestò questa copia. Con una certa emozione e rispetto mi sono chiesto chi sarà stata questa persona che, pazientemente, l'ha accuratamente compilato per tutto il primo anno di guerra

La prima tentazione è cliccare il suo nome su internet e, manco a dirlo, trovo tre che rispondono allo stesso nome. Certamente non possono essere lei, perché sarebbe ultra centenaria e di molto. Penso forse a una sua figlia o a una sua nipote. Dove viveva? Alcuni indizi mi portano a pensare che vivesse a Roma, perché il libro l'ho pescato tra tanti altri a Porta Portese e perché tra gli acquisti trovo la voce "puntarelle" che, soprattutto nel 1941, non credo si consumassero in altre città della penisola. 

Era una casalinga, coniugata e con figli, come si deduce dalla lista delle spese. Era una donna ordinata, ogni giorno tiene i conti; è abbastanza scolarizzata perché ha una calligrafia bella e sempre corretta. I livelli di scolarizzazione in quell'anno erano bassi, soprattutto per le donne da cui non ci si aspettava che continuassero gli studi o che lavorassero. Mi viene da pensare che sia una donna della piccola/media borghesia al cui decoro però non corrisponde una grande capacità di spesa.

La spesa è giornaliera, certo non c'erano i frigoriferi, nonostante la pubblicità sul Libro di casa in suo possesso e le ghiacciaie erano anch'esse rare. Inoltre quasi quotidianamente acquista prodotti come patate e cipolle. Vuol dire che anche per queste derrate non deperibili rapidamente non possiede lo spazio adatto. Tutto viene comprato al minuto, così solo poche volte il vino viene comprato come fiasco, quasi sempre ne compra  di meno. 

A. Maria me la immagino mentre va al mercato di un quartiere romano come San Giovanni, Prati o Trionfale, quartieri di piccola e media borghesia. Leggendo le sue pagine  possiamo ricordare quanto erano vivi di mercanzie e vita i mercati: le grida con le frasi ironiche dei venditori e l'esposizione delle merci. La vedo proprio mentre butto giù queste note. L'Italia è in guerra  da un anno e lei cucina almeno per tre persone. Quindi ne deduco che il marito non è al fronte, quindi  non è giovanissimo e così penso anche lei. Avanzo l'ipotesi che abbia chi la aiuta, certo non una cameriera fissa, ma una  non meglio specificata Enza che, ogni mese, riceve 70 Lire. 

Ancora le conseguenze della guerra non si fanno sentire pienamente, come avverrà tra poco come ci racconta Miriam Mafai nel suo bel libro "Pane Nero, Donne e vita quotidiana nella seconda guerra mondiale". Cosa compra e cosa prepara da mangiare? Poca carne come manzo o pollo e coniglio, trippa, molta verdura come cavoli, insalata, piselli e altri ortaggi. La pasta la compra a peso, allora si incartava in dei cartocci di carta azzurra, perché non era preconfezionata, e  ne acquista tre chili alla volta. Forse la fa anche fresca, perché quasi quotidianamente acquista sei uova. 

Solo una volta, mercoledì 7 Maggio, appare il riso. Anche in questo caso viene confermata l'ipotesi della sua residenza a Roma, dove il riso non entrava nel desinare quotidiano. Si concede nello stesso giorno anche un "tubetto di pasta di acciughe" e lo stesso giorno dei capperi. Potremmo immaginare da ciò una ricetta. Ci sono anche altre spese: rare le sigarette, calzetti (per i maschi) e calze per lei o per la figlia, infatti  annota  "calze Giuliana".

I formaggi non li specifica, solo una volta parla di "3 etti di stracchino". Di solito il Venerdì con una somma contenuta di 5 Lire acquista non meglio specificati "dolci".  Qualche volta appaiono" tre etti di prosciutto" e questo potrebbe confermare il numero di componenti della sua famiglia. Mi sembra anche una che non cucini granché, dalla sua spesa si ricavano piatti semplici da mangiare senza troppe elaborazioni. 

Forse A. Maria lavora a casa. E' una perfetta economa e registra tutto con una bella e chiara calligrafia. Per il vino, ad esempio, la Domenica 8 Giugno spende ben 8,20 lire  e, lo stesso giorno, spende 2,80 Lire per dei Fiori. Forse c'è una ricorrenza da festeggiare. Si nota una forte corrispondenza degli acquisti con la stagionalità dei prodotti e non ci meravigliamo perché così era allora. Tutti i giorni acquista latte, pane e vino. Consuma molti dadi, li acquista spesso e questo ci da una informazione interessante e inaspettata  sui gusti e le abitudini dell'epoca.  

Una volta cita pure la marca di un prodotto "Salsa Cirio", come di solito non avviene. E' raro il burro e, se è valida l'ipotesi che viva a Roma, non meraviglia perché questo prodotto era, nelle regioni del centro sud, poco o niente impiegato a favore invece di olio e di strutto, chiamato popolarmente "sugna". Il 5 Gennaio, una Domenica del 1941, annota  "burro e pasta di acciughe", possiamo immaginarci delle tartine. 

A volte indica l'acquisto di affettati generici. Mi convinco sempre più che siano in tre persone a mangiare, vista anche la grammatura delle merci acquistate. Dalla spesa indicata come "cottura torta" possiamo arguire che forse non ha il forno in casa,come era diffuso allora quando si portavano a cuocere nel panificio vicino casa e in ogni quartiere ce ne era più di uno. Tra le spese voluttuarie, molto rare, a volte compare la voce "caramelle" e a volte "gelato" e, una volta, "biscotti" per 10 Lire. I prodotti da forno come Il Mulino Bianco erano di là da venire. 

Rarissimo anche l'acquisto di pesce. Qualche volte per il pranzo della domenica e il 16 marzo acquista "razza" per 4,20 Lire. Trovo una traccia nell'acquisto di broccoli di che cosa potrebbe aver cucinato: la minestra di pesce con il broccolo romano, tipica ricetta, oggi quasi in disuso in famiglia, della cucina romana. Non acquista mai i cosiddetti "odori" come prezzemolo, carota, basilico, sedano. Come ancora oggi a  Roma al mercato un mazzetto viene omaggiato all'acquisto di verdura e ortaggi.  

Quasi mai compare la voce "caffè" che fu una delle prime merci diventate indisponibili per la guerra. Costa talmente poco, 1 Lira, che  probabilmente era il suo succedaneo, visto l'embargo dovuto alle condizioni belliche. Appare la voce "assegno Renzo", un artigiano che ha fatto un lavoro? 50 Lire," assegno sarta" per la cifra di 99 Lire. Allora i vestiti non si compravano belli e fatti, così spende 24 Lire per "Fattura golf": anche la maglieria non si acquistava già confezionata. Un giorno segna una Lira di "elemosina", certo non risulta molto generosa. 

Il pagamento con assegni ci dice che sicuramente A. Maria è una signora benestante, perché nel 1941 ha un conto corrente bancario cosa all'epoca veramente poco diffusa. Eppure di media o piccola borghesia, con grande attenzione alle spese, perché nel mese di Novembre, quando inizia la stagione fredda, appare la voce "Tintura cappotto mio nero". Gli abiti si riadattavano in continuazione e così fa anche la nostra cara amica che, scrupolosissima, segna anche "4 Lire Mamma".

Certo era lo spirito dei tempi in cui la casalinga aveva l'onore ma anche l'onere di gestire l'economia domestica. Da Mercoledì 23 Luglio a Domenica 7 settembre l'agenda è vuota. Evidentemente A. Maria è in vacanza e noi possiamo acquisire un altro indizio  sulla sua appartenenza sociale. Infatti scopriamo che non è proprietaria di casa, ma paga un affitto di ben 538 Lire. la somma in rapporto ai salari medi ci porta a pensare che lei e la sua famiglia vivessero in una casa più che dignitosa e in un bel quartiere.

Partendo dall'analisi delle derrate alimentari acquistate nel corso di un anno, il primo del secondo conflitto mondiale in cui ancora non si sentivano gli effetti devastanti della catastrofe, è stato possibile abbozzare una ricostruzione di aspetti storici, sociali, economici ed umani. Soprattutto abbiamo appena delineato, con emozione e rispetto, un ritratto di donna, di casalinga del 1941.

Scritto da Sergio Bonetti

Ha insegnato all'Università, si è occupato di piccole imprese e, negli ultimi anni, soprattutto di quelle del  settore enogastronomico, per le quali ha promosso eventi legati alla cultura del territorio. Le sue grandi passioni sono i libri, il cibo, il vino…e le serie tv.  

Ama viaggiare e per lui ogni tappa diventa occasione per visitare i mercati alimentari e scoprire nuovi prodotti, tecniche e tradizioni.

E’ inoltre appassionato di ricerca e dello studio di testi in ambito culinario, per contrastarne la spettacolarizzazione e i luoghi comuni.

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