I dolci nella preistoria #1

Il concetto di dolcificazione si è sviluppato in funzione di concetti alimentari volti alla soddisfazione della percezione del sapore dolce, in funzione del piacere che esso comporta nel mangiare. Da questo presupposto iniziale si è determinata nel tempo un particolare filone di sviluppo di numerosi alimenti dolcificati. Da qui è derivata l’idea di trasmettere attraverso un articolo quanto il dolce sia stato importante per l’umanità in toto.

In questo dolce viaggio nel tempo, dimenticatevi naturalmente dinosauri e cavernicoli, il nostro pranzo per essere quantomeno mangiabile dovrà essere ambientato nel Neolitico, ovvero 10.000 anni a.C., quando i nostri avi smisero di essere cacciatori nomadi per diventare agricoltori ed allevatori stanziali. Vivevano in capanne di legno e paglia, in piccoli villaggi con una prima organizzazione sociale, ed iniziavano ad addomesticare galline, capre, pecore e maiali ed a scoprire le gioie di un raccolto seminato anziché soltanto cercato.

I nostri antenati mangiavano tantissima frutta secca (che era la prima modalità di conservazione) e preparavano dei biscotti non lievitati con ripieno di noci o fichi secchi, ovviamente con tanto miele al posto dello zucchero.  Ma accanto a ciò, occorre ricordare che il primo sapore conosciuto da ogni essere umano e’ stato quello dolce del latte materno, che determina la nostra naturale ed imprescindibile ricerca del medesimo gusto in tanti altri alimenti.
Quindi, si può affermare che il concetto stesso di dolcezza è nato con l’ uomo, e che anche i primi nutrimenti umani come miele, bacche, frutti, semi, furono sicuramente dolci. Soltanto più tardi i nostri antenati scoprirono gli altri sapori, e nel corso dei millenni, durante il lungo e costante percorso evolutivo, quando acquisirono definitivamente la consapevolezza della propria umanità introducendo nella loro esistenza sepolcri, matrimoni e divinità, incominciarono ad assemblare con il miele gli ingredienti della loro alimentazione originaria e nacquero così i primi “dolci ante litteram” che riservavano esclusivamente al consumo nei momenti più significativi della loro esistenza.

Per lungo tempo queste preparazioni furono semplicissime e venivano utilizzati soltanto i prodotti dell’ area geografica di appartenenza, poi andarono gradatamente ad arricchirsi grazie agli scambi in natura e poi commerciali fra le diverse etnie. Durante gli scavi archeologici, attraverso l’esame dei residui alimentari, il miele, le mandorle, i semi di datteri e di fichi - che fossilizzati rispondono positivamente a tutti gli esami di datazione - hanno contribuito ad attribuire, con attendibile precisione, le epoche di riferimento nonché il tipo di insediamento, identità, spostamenti, abitudini e riti sacri dei popoli.

L’uso del miele ad esempio si perde nella notte dei tempi, e per millenni ha rappresentato l’ unico alimento dolce disponibile ed in quanto tale era considerato prezioso per eccellenza. Le prime tracce di arnie risalgono al 6000 a.C. e la parola miele sembra derivare dall’ittita melit.

Nell’ antico Egitto il miele era particolarmente apprezzato e le prime notizie di apicoltori che si spostavano lungo il Nilo per seguire con le proprie arnie la fioritura delle piante, risalgono a 4000 anni fa.

Gli Egizi usavano deporre accanto alle mummie grandi coppe colme di miele, che il defunto avrebbe consumato durante il viaggio nell’aldilà (vasi di miele ermeticamente chiusi il cui contenuto si era perfettamente conservato sono stati rinvenuti durante gli scavi delle tombe dei faraoni). In alcuni geroglifici si leggono ricette a base di miele, utili sia nell’arte culinaria che in medicina (cura dei disturbi digestivi, unguenti per piaghe e ferite). I sumeri ne facevano creme e unguenti mescolandolo all’argilla, all’acqua ed all’ olio di cedro, mentre i babilonesi lo usavano soltanto per cucinare.

Nel Codice di Hammurabi si ritrovano articoli in cui si deduce che gli apicoltori erano tutelati dal furto di miele dalle arnie. La medicina ayurvedica, già tremila anni fa, considerava il miele purificante, afrodisiaco, dissetante, vermifugo, antitossico, regolatore, refrigerante, stomachico e cicatrizzante. Per ogni specifico caso era indicato un differente tipo di miele: di ortaggi, di frutti, di cereali o di fiori.

I Greci lo consideravano “cibo degli dei”, e dunque rappresentava una componente importantissima nei riti che prevedevano offerte votive. Omero descrisse la raccolta del miele selvatico; Pitagora lo raccomandava come alimento per una lunga vita. I romani ne importavano grandi quantitativi da Creta, da Cipro, dalla Spagna e da Malta e pare che il nome stesso dell’isola, in origine Meilat, significhi proprio terra del miele. Nel rituale nuziale dei greci antichi gli sposi si scambiavano dolci a base di miele e ciò avveniva anche nell’antica Roma.

A questi alimenti originari si unirono, durante il neolitico superiore, gli impasti di farine ottenute dalla frantumazione tra due pietre di chicchi di cereali che, mescolati con acqua davano una pappa che veniva consumata cruda, cosi come è testimoniato dai residui che gli archeologi hanno ritrovato in caverne preistoriche. Con la cottura di questi primi impasti, su pietre arroventate, nacque il primo pane che costituì la base per gli arricchimenti successivi.

Con la trasformazione dell’oleaster ( ulivo selvatico ) originario dell’ Asia Minore in olivo domestico, la cui coltivazione inizio’ in Siria nell’ VIII sec. a. C, per poi diffondersi in Grecia ( Schlieman rinvenne noccioli di olive nel palazzo di Tirino e nelle tombe di Micene) in tutta l’ area del mediterraneo ed in particolare in Egitto, venne avviata la produzione sistematica dell’ olio di oliva che ben presto venne consumato insieme al pane. Ancora agli Egizi è attribuito il primo uso del lievito e la preparazione delle prime focacce al miele!

Insieme all’olio incominciò anche l’ uso sistematico del vino, i cui riferimenti più remoti risalgono a 6000 anni fa e sono testimoniati sia dalla Bibbia che da bassorilievi sumeri nei quali l’ esistenza umana è simboleggiata da una foglia di vite e dalle scene di un banchetto, dove vengono rappresentati schiavi che attingono vino da grandi crateri per colmare le coppe dei commensali.

Si può quindi affermare che, quando alla primordiale alimentazione umana costituita da miele, latte, bacche, fichi, mandorle, semi, seguirono gli impasti di cereali prima a crudo e poi cotti e si aggiunsero l’ olio di oliva ed il vino, ebbero origine i primi veri impasti dei dolci.

Cosi i fichi (che erano considerati tanto preziosi che, nell’ antica Grecia erano guardati a vista giorno e notte da guardiani chiamati “sicofanti” e già da allora venivano essiccati al sole, religiosamente conservati e consumati in occasioni speciali), le mandorle, i semi di sesamo, i pistacchi triturati ed amalgamati con miele o vino cotto andarono felicemente ad arricchire gli impasti di farine e/o a creare le farciture di quegli stessi dolci che consumiamo ancora oggi.

Scritto da Giuliano Manzi

Nato a Roma, si laurea in scienze politiche e diventa un appassionato storico, amante in particolare la sua città.

Professionalmente persegue molte esperienze lavorative che lo riconducono a contatto con la storia, fino a dedicarsi all'insegnamento della storia dell'enogastronomia presso diversi istituti alberghieri nazionali. Scrive diversi testi relativi alle ricette culinarie di ogni epoca e provenienza.

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