Confetti regali

(prima parte) 

Immagine di apertura - Fratelli Zavattari, Matrimonio tra Teodelinda e Agilulfo, scena 30 e part., affresco del ciclo della Cappella di Teodolinda, Monza, 1444

“Loro soltanto,
sorridendo nascosti da una tavola imbandita,
custodi sono dell'arcano futuro,
che dirà un idillio sponsale,
felice o fallimentare (…).”

(Cristiano Comelli, Confetti, 2012)

Capita di imbattersi talvolta in poesie, racconti, saggi e citazioni, redatti in un qualsivoglia tempo e per una qualsivoglia occasione, che appaiono improvvisamente come un magico incastro nascosto a dispiegare un dipinto o un’opera d’arte, creati in tutt’altro tempo e contesto, con i quali quei testi si connettono in modo perfetto e sorprendente.

Non si tratta tanto di richiamare alla memoria la locuzione latina introdotta da Quinto Orazio Flacco dell’Ut pictura poësis, alla stregua di una generale accettazione dell’equivalenza tra arti visive e letteratura, e di dire, in estrema sintesi, la poesia è come un quadro o un quadro è come una poesia. È invece piuttosto inevitabile fare esperienza di quella che Carl Gustav Jung ha chiamato sincronicità, concetto con il quale si tenta di descrivere il legame tra avvenimenti che non hanno tra loro un nesso causale e che, presenti nella realtà esterna e una volta raggiunti attraverso i sensi, entrano in corrispondenza significativa con un’esperienza interiore.

Tali eventi, pur distanti tra loro nel tempo inteso come procedente a senso unico, si trovano a coincidere con il medesimo contesto e significato nello spazio dell’esperienza psichica degli individui, allo stesso modo di due orologi che vengano sincronizzati sulla stessa ora. Tutto questo per dire che fenomeni sincronici accadono molto più di quanto possiamo immaginare e che in essi e grazie ad essi lo spazio e il tempo appaiono come delle grandezze relative.

Tuttavia, poiché la qualità essenzialmente esperienziale dei fenomeni sincronici fa sì che quando si tenti di raccontarli o di spiegarli essi perda molto del loro potere evocativo, essendo fondati su un’emozione viva ed improvvisa, resta in ogni caso necessario farne esperienza di persona. Capita anche, talvolta, che a stimolare tutto ciò sia proprio un cibo. Stavolta tocca ai confetti.

Gli orologi (se così vogliamo chiamarli) che si sono sincronizzati in un’unica dimensione spazio-temporale per l’occasione in oggetto, sono una bella poesia di Cristiano Comelli sui confetti, pubblicata nel 2012 in rete, e uno straordinario ciclo di affreschi (quarantacinque scene organizzate su cinque registri sovrapposti, con una lettura dall’alto in basso e da sinistra a destra) dipinti nella Cappella di Teodelinda nel Duomo di Monza dalla bottega degli Zavattari negli anni 1444-45.

Corteggiano discreti labbra avide ma intimidite, 
questi servi e padroni di fragranze di mandorle leggere;  
di ogni festa serbano sorrisi, rimpianti e ipocrisie,  
assaggiali, e scorgerai, 
che il loro sapore,
è dolcezza di momenti, che hanno saputo sedersi, 
sulla panchina di zucchero dell'eternità, 
e non antro di fetide bugie.  
Loro soltanto, sorridendo nascosti da una tavola imbandita,
custodi sono dell'arcano futuro, 
che dirà un idillio sponsale, 
felice o fallimentare.
” 

Premesso che è assai raro trovare la rappresentazione dei confetti nell’arte (dal momento che non possiamo includervi la raffigurazione della mandorla, principale ingrediente del confetto, che è invece una costante iconografica nell’arte sacra), ve ne è una profusione nel Banchetto di nozze (corrispondente al riquadro n. 30, fig. 1, del ciclo degli Zavattari), dedicato al matrimonio celebrato nell’autunno dell’anno 590 tra la Regina longobarda Teodelinda e Agilulfo.

Si tratta del secondo matrimonio della sovrana, molto amata dal suo popolo, essendo deceduto ad appena un anno dalle nozze il primo marito Authari. Le vicende che riguardano gli accordi per il matrimonio con Authari, l’incontro e la festa nuziale sono raffigurate nelle prime ventitré scene.

Già qui diversi elementi muovono la curiosità ma ciò che è sorprendente è la corrispondenza che appare tra la poesia di Comelli (e, in particolare, dei versi summenzionati) non solo con l’affresco citato, di cui quei versi paiono una vera e propria didascalia, ma con l’intero tema del ciclo pittorico nel quale ben ventotto riquadri sono dedicati ai due matrimoni (il primo con Authari) di Teodelinda e al loro significato, personale, sociale, politico. Non è ancora tutto.

Sebbene l’identificazione della committenza degli affreschi risulti a tutt’oggi problematica, sono molteplici gli indizi (tra stemmi e figure in filigrana dietro le scene con la regina longobarda) che inducono a considerare il parallelo con le nozze che appena pochi anni prima dell’esecuzione del ciclo pittorico (1441) furono celebrare tra Francesco Sforza, duca di Milano, e Bianca Maria Visconti, la cui intelligenza e capacità politica tanto la avvicinano alla personalità di Teodelinda.

Inoltre, anche per la coppia dei duchi di Milano, come nel caso della dinastia longobarda, vi sarebbe il riferimento alla nascita dell’erede maschio, Galeazzo Maria, nato proprio nel 1444 (...anche se ricordiamo di più il quartogenito Ludovico, noto con l’appellativo de Il Moro), che darà continuità alla dinastia nata dall’unione di due famiglie, i Visconti e gli Sforza, così come la bavara Teodolinda diede avvio alla serie di re longobardi d’Italia dei Bavari Agilolfingi

Il fatto che tutti i personaggi dipinti dagli Zavattari nelle Storie della regina Teodelinda siano abbigliati secondo la moda rinascimentale contribuisce a rafforzare l’intenzionalità della corrispondenza tra la dinastia longobarda e quella viscontea, in quella consuetudine frequente nella pittura dei secoli passati di rendere presente alla contemporaneità il valore e il significato di fatti accaduti in passato e visivamente narrati.

Laureata in Lettere moderne, con indirizzo Storico Artistico, alla Sapienza di Roma, sua città natale e in Scienze Psicologiche Applicate all’Aquila, insegna Storia dell’Arte negli istituti di istruzione secondaria superiore.  

Collabora da più di un decennio con l’Università  degli Studi Roma Due di Tor Vergata nell’ambito della formazione agli insegnanti e da alcuni anni come docente a contratto con la cattedra di Storia dell’Arte Contemporanea dell’Università degli Studi Roma Due di Tor Vergata.

È, inoltre, cultrice di materia presso la cattedra di Psicologia scolastica e delle dinamiche dei processi educativi all’Università LUMSA di Roma. Interessata da sempre allo studio dell’analisi e dell’interpretazione delle immagini, al fine della comprensione del loro significato e degli eventuali simboli in esse rappresentati, ha all’attivo diverse pubblicazioni scientifiche.

Da diversi anni si occupa dello studio della relazione tra arte e pubblicità

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