5 film sui camerieri

Una cosa è certa: in questo periodo di “lock-down” ho avuto modo di fare una scorpacciata di film, ritrovando anche maggior piacere di guardarli rispetto al “passato”. Sono un’amante di vari generi, ma in particolare nelle ultime settimane, nell’ottica di fornire anche a voi lettori di Prodigus qualche consiglio cinematografico, mi sono concentrata sulla visione di alcuni in particolare, in cui i protagonisti principali svolgono mestieri legati al servizio, da camerieri a maggiordomi, non sempre incentrandosi strettamente sull’aspetto strettamente lavorativo, ma ancor più sull’”immagine sociale” che fare questo lavoro purtroppo genera negli altri.

E pensare che, come mi ha insegnato il mio grande maestro Fabio Campoli, il termine ministro, ancor prima di riferirsi alle cariche politiche, era sinonimo di “servitore”. La parola infatti deriva dal latino “minister” (servo) che trasformandosi nel verbo sempre latino “ministrare”, sta per “porgere i cibi in tavola”, diventando così la radice originaria anche di quel semplice piatto che prende il nome di “minestra”. Dunque, se nel tempo il “ministro” è diventato una persona importante, ciò suggerisce quanto fosse riconosciuta di fondamentale valore anche il mestiere del “servitore”, colui che si mette al servizio degli altri per mestiere, facendo sentire agiato e coccolato chiunque si accomodi alla tavola (e non solo).

Ma entriamo nel vivo dei 5 film sui camerieri che vi raccomando di guardare!

Quello italiano più noto è certamente quello che porta il titolo di “Camerieri” (1995) curato dal regista Leone Pompucci. Realizzato negli studi di Cinecittà, e con alcune scene girate in alcune rinomate località del litorale romano (Ostia, Torvaianica e Anzio), racconta la storia “agrodolce” dello staff di un ristorante, il cui proprietario (interpretato da Ciccio Ingrassia) decide di ritirarsi e di cedere la proprietà ad un mobiliere. Quest’ultimo festeggerà nel ristorante le nozze d’oro dei suoi genitori, approfittando dell’occasione per “testare” le doti del personale del locale che rileverà, minacciando di trasformare la struttura in un mobilificio se non sarà soddisfatto dell’intero servizio. Paolo Villaggio interpreta il ruolo di un arrogante maître, Antonio Catania quello dell’unico cuoco, Germano, Diego Abatantuono il cameriere Mario e Marco Messeri il cameriere Agostino. Senza svelare troppo il resto della trama, il film genera tante riflessioni (e dure verità) sul rapporto tra la cucina e la sala, su tutti i segreti dei clienti e dei colleghi che il personale è spesso quasi “costretto” a conoscere, e sull’importanza del fare gioco di squadra, che porterà sempre ad epiloghi migliori di quelli che ci si aspetterebbe.

C’è poi “Madame”, film del 2017 diretto da Amanda Sthers, che si basa su una trama sì semplice ma dai contenuti molto riflessivi. Una coppia di americani vive da qualche tempo a Parigi: Anne, la seconda moglie di Bob, è una donna per la quale l’abito fa decisamente il monaco, piena di vizi (che il marito stenta ormai a sostenere finanziariamente) e dalle relazioni d’interesse. Un giorno, poco prima che si svolga l’ennesima cena a casa sua, con l’indispensabile aiuto delle sue cameriere e domestiche, viene a conoscenza del fatto che gli ospiti a tavola saranno 13. Essendo anche molto superstiziosa, Anne obbliga la sua fidata collaboratrice spagnola Maria a prendere parte alla cena per “correggere” il numero di commensali, ed ella ovviamente dovrà “travestirsi” in tutto e per tutto, dall’abbigliamento ai modi di fare, in una ricca amica di famiglia, senza svelare chi sia realmente, “senza parlare, senza ridere e senza bere vino” come le detta la sua stessa padrona di casa. Anne, però, rimarrà estremamente sorpresa dal fatto che una donna semplice e dall’aspetto “non all’altezza del suo” colpirà uno degli ospiti a tavola. Ma sarà vero amore o lo status sociale prevarrà su di esso?

Proseguiamo con “Albert Nobbs” (2011), diretto da Rodrigo García, con un’interpretazione magistrale di Glenn Close nel ruolo del cameriere d’hotel che porta appunto il nome dello stesso film. La sceneggiatura si basa su un racconto dello scrittore irlandese George Moore. Tutto avviene infatti a Dublino nel 1898, dove Albert Nobbs è in realtà una donna travestitasi da uomo pur di poter lavorare. Nessuno sospetta di lui, essendo un cameriere ineccepibile e di grande educazione. Albert ogni giorno mette da parte le sue mance coltivando il sogno di aprire un negozio di tabacchi e dolciumi che porti il suo nome nell’insegna. Ma l’incontro con l’imbianchino Hubert Paige, che sarà perfino costretto dalla proprietaria dell’hotel a far dormire nella sua stanza nel più grande imbarazzo, cambierà per sempre i suoi pensieri e l’intero destino della sua vita. Di questo film dai tratti molto profondi, voglio riportare una frase che dice molto su quanto in realtà ogni mestiere porti a dover fingere in buona parte di essere ciò che in realtà non si è. Durante un banchetto in maschera, il marito (medico) della proprietaria dell’hotel interroga Nobbs, che se ne sta come sempre composto in un angolo della sala, dicendogli “Allora, mio buon Albert, perché non siete in maschera anche voi?”. Alla risposta “Io, Signore? Bè…io sono un cameriere” egli controbatte “…e io un dottore. Siamo entrambi travestiti da ciò che in realtà siamo. Una bella maschera”.

Altro film da non perdere è “The Butler – Un maggiordomo alla Casa Bianca”, pellicola del 2013 sotto la regia di Lee Daniels con un cast stellare, dal protagonista Forest Whitaker fino ad Oprah Winfrey, Mariah Carey, John Cusack, Jane Fonda e Cuba Gooding Jr. Il film racconta la vera storia di Eugene Allen, uomo di colore che ha servito per 34 anni la Casa Bianca come maggiordomo. Dopo aver riverito sette presidenti, con il suo silenzio, educazione e figura imperturbabile, Cecil prenderà coscienza di sé e dei propri diritti in un’America in rivoluzione per i diritti della sua gente.

Per concludere, torniamo nuovamente indietro al 1995 con il film “Four Rooms”, che cito per ultimo in quanto, fra i quattro elencati, lo ritengo l’unico che per essere apprezzato richieda di essere veri estimatori di Quentin Tarantino (che fu il primo a volerne fortemente la realizzazione, reduce dal trionfo di Pulp fiction solo l’anno precedente). La trama è suddivisa in quattro episodi, e ciascuno prende un titolo al quale si accompagna il numero della stanza dell’albergo “Mon Signor” di Los Angeles, in cui tutti gli episodi si svolgono. Protagonista è il fattorino e cameriere ai piani dell’albergo Ted (interpretato da un sempre indimenticabile Tim Roth) che si ritrova nelle situazioni più assurde, ma sempre nel nome della promessa di laute mance da chi soggiorna all’interno delle stanze. Ted, tuttavia, è talmente estenuato dalla notte trascorsa vagando per l’albergo imbattendosi nelle più assurde situazioni, che intende licenziarsi. Ma come ultimo incarico dovrà portare nell’attico dell’albergo un carrello che soddisfi la richiesta di ghiaccio, una matassa di spago, una ciambella, un sandwich, tre chiodi, una tavoletta di legno e una piccola mannaia, avanzata da facoltosi amici che lo abitano. Come andrà a finire?

Diteci la vostra tra i commenti sul gradimento di questi film, o, ancor meglio, aiutiamoci insieme a conoscerne di nuovi!

 

Scritto da Sara Albano

Diplomata al liceo linguistico internazionale di Taranto, sua città di nascita, raggiunta la maggiore età sceglie di seguire il cuore trasferendosi nella food valley d’Italia, conseguendo la laurea magistrale in scienze gastronomiche presso l’Università di Parma, per poi intraprendere un master in Marketing e Management per l’Enogastronomia a Roma e il percorso per pasticceri professionisti presso la Boscolo Etoile Academy a Tuscania, dopo il quale ha subito inizio il suo lavoro all’interno della variegata realtà di Campoli Azioni Gastronomiche Srl,  dove si occupa oggi di back office, redazione e project management a 360°, sia in ambito di ristorazione ed eventi, che in ambito di attività che coniugano la gastronomia ai settori dell’editoria, del marketing e della comunicazione. 

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